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E'
UTILE INFORMARSI SUI PERICOLI DELLA FEBBRE BOTTONOSA
Il Dr. Giovanni COMINO, Direttore del Dipartimento di Prevenzione
dell'ASL16: una malattia senza conseguenze se non la si sottovaluta.
Abbiamo intervistato il Dr. COMINO, Direttore del Dipartimento
di Prevenzione dell'ASL 16 sulla "Febbre Bottonosa",
malattia che "avvelena" il rapporto tra l'uomo e
gli animali domestici, e la cui rilevanza pare in crescita
negli ultimi anni.
- Si sente sempre più spesso parlare delle zecche come
pericolosi parassiti dei nostri animali domestici. Ma c'è
veramente un rischio per l'uomo?
L'uomo dalle zecche degli animali domestici può contrarre
la FEBBRE BOTTONOSA, zoonosi (patologia di origine animale,
N.d.R.) sostenuta dal Rickettsia conorii ormai diffusa endemicamente
nel bacino del Mediterraneo dove ha fatto registrare una presenza
superiore a 10 casi su 100.000 abitanti. Per l'uomo la Febbre
Bottonosa mediterranea è una malattia infettiva considerata
generalmente benigna; in realtà il 10% dei casi può
avere serie complicanze. Infatti negli ultimi anni ha mostrato
una particolare gravità con quadri clinici severi:
nel 1999 sono stati riportati in Italia alcuni casi mortali.
- Che cosa è la Rickettsia?
Le patologie infettive da Rickettsia nell'uomo comprendono
una varietà di quadri clinici causati da microrganismi
parassiti intracellulari obbligati, in grado di moltiplicarsi
in una o più specie di artropodi (insetti tra i quali
la principale è la zecca), oltre che nell'uomo e in
altri animali. Le zecche e piccoli animali selvatici costituiscono
il serbatoio naturale, mentre l'uomo, inserendosi accidentalmente
nel ciclo, finisce per interrompere la catena di trasmissione
della malattia.
- Dove è principalmente diffusa la malattia?
In Italia è diffusa nelle regioni mediterranee ed al
Nord, soprattutto in Liguria, dove le zecche sono assai numerose.
In questi ultimi anni però si sono avute varie segnalazioni
di malattia anche nel Cuneese.
Come mai proteggiamo i cani dalle zecche soprattutto in estate?
Perché la maggior incidenza della malattia si ha proprio
in estate, stagione in cui questi parassiti sono più
numerosi ed attivi.
- Ma allora come ci si infetta?
La trasmissione della malattia all'uomo avviene principalmente
tramite il morso di una zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus)
considerata vettore ed amplificatore dell'infezione; è
noto che non ne risulta infettante solo la saliva, ma può
realizzarsi la trasmissione dell'infezione anche attraverso
le uova. Se si tiene conto che le Rickettsie possono persistere
nelle zecche fino a 18 mesi e che una zecca può deporre
fino a 3000 uova, si comprende come avvenga facilmente la
diffusione su vasta scala dell'agente infettante.
Sottolineo che comunque non è trasmissibile da uomo
a uomo.
- Cosa si avverte quando si è punti?
Si è punti per lo più nelle gambe. La Rickettsia,
veicolata con la puntura della zecca attraversa la cute ed
entra nei vasi sanguigni. Diffondendosi nei vari organi provoca
alterazioni dovute a lesioni dei piccoli vasi di tipo infiammatorio
e trombotico. Il periodo di incubazione della malattia, cioè
il tempo che intercorre tra la puntura della zecca con conseguente
penetrazione del germe e l'inizio dei sintomi della malattia,
è di circa 5-7 giorni (eccezionalmente anche 18 giorni).
- Come ci si sente?
La malattia inizia bruscamente con malessere generale, febbre
elevata, mal di capo, intensi dolori muscolari, soprattutto
agli arti inferiori, mancanza assoluta di appetito, lingua
asciutta e patinosa, talora epistassi (sanguinamento del naso),
bruciore agli occhi ed obnubilamento dell'apparato sensorio.
In corrispondenza del punto in cui si è subita la morsicatura,
nel 50-60% dei casi si nota una piccola lesione cutanea, di
colore grigio-bruno o nerastro, rotondeggiante, larga da pochi
millimetri a cm 2 circa di diametro, circondata da una zona
intensamente arrossata, talora pruriginosa. Questa lesione
dura circa una decina di giorni e per lo più è
localizzata a livello degli arti inferiori. Dopo due-quattro
giorni compare un esantema cutaneo, cioè un'eruzione
della pelle, diffuso su tutta la cute.
-Come si diagnostica la Febbre Bottonosa?
La diagnosi si basa su criteri epidemiologici (stagionalità
estiva, presenza di cani parassitati nell'ambiente frequentato
dai pazienti), su criteri clinici (caratteristica lesione
cutanea, carattere peculiare dell'esantema, intesa mialgia
degli arti inferiori) e su dati di laboratorio.
- Come
si cura e qual è il decorso della malattia?
Si usano antibiotici. Le moderne terapie antibiotiche hanno
abbreviato a meno di una settimana la durata della fase acuta
della Febbre Bottonosa, fatta eccezione per i casi complicati.
Ordinariamente la malattia termina con la guarigione dei pazienti.
- E' una malattia che si può prevenire?
Per la prevenzione occorre predisporre programmi di intervento
che puntino ad un duplice obiettivo:
- igiene personale
- igiene ambientale e degli animali domestici
Relativamente al primo punto è necessaria la sensibilizzazione
nei confronti del problema con adeguate campagne di informazione
visto che la migliore protezione contro le malattie trasmesse
da zecche è rappresentata da una grande cautela nelle
zone infettate e da una particolare attenzione ai primi segni
di malattia.
Per quanto riguarda l'igiene ambientale e degli animali domestici,
bisogna puntare al risanamento delle zone infestate da zecche
ed al controllo su vasta scala delle popolazioni acarine (gli
organismi animali di dimensioni infinitesimali, responsabili
della trasmissione di malattie ed allergie) che attualmente
sta conoscendo livelli seriamente preoccupanti, non solo per
i riflessi sulla salute umana, ma anche nei confronti della
salute animale.
La presenza sul mercato di prodotti farmaceutici specifici
ed estremamente efficaci ha semplificato la lotta a questa
parassitosi. E' sufficiente, ad inizio primavera, far indossare
al proprio cane uno specifico collare antiparassitario per
garantire la totale assenza di parassiti per l'intera stagione.
E' fondamentale intervenire all'inizio del ciclo riproduttivo
delle zecche (primavera) per non doversi trovare a far fronte
a milioni di zecche nei mesi estivi.
Per animali che mal tollerano i collari (gatti per es.) esistono
spray che con un trattamento mensile garantiscono un'ampia
azione antiparassitaria.
- L'ASL è attiva in questo campo?
Stiamo organizzando un convegno di livello nazionale, finanziato
dalla Regione e stiamo diffondendo al pubblico un libretto
sul tema.
- Ci vuole dire qualcosa più in dettaglio?
In seguito ad alcuni casi di Febbre Bottonosa nella zona di
competenza dell'ASL 16 è stata condotta un'indagine
sierologica sulla popolazione canina di quella specifica area
geografica, con la conclusione che la diffusione endemica
dell'infezione era da correlare alla massima infestazione
da ectoparassiti.
La ricomparsa di casi umani negli anni seguenti, ha evidenziato
la necessità di affrontare il problema interdisciplinare
della malattia e della sua gestione territoriale, in maniera
omogenea e coordinata su tutto il territorio con il coinvolgimento
di varie figure professionali interessate (Medici di Base,
Igienisti, Laboratoristi, Veterinari
).
Il Convegno, che si terrà al Santuario di Vicoforte
il 1 Marzo 2003 propone un momento di confronto tra operatori
dei servizi ospedalieri territoriali e di base con l'Università,
per fare il punto della situazione sul controllo della malattia
in termini di corretta impostazione della profilassi.
Si tratta di un'iniziativa di alto profilo, nella quale terranno
relazioni ricercatori ed operatori, che portano la diretta
esperienza maturata sul campo. Ha ricevuto il riconoscimento
come attività formativa qualificata dal Ministero ed
il patrocinio anche di altri Enti e della Regione.
- Ed il libretto?
E' stato realizzato in collaborazione interdisciplinare dei
Medici e Veterinari del Dipartimento di Prevenzione dell'ASL
16, grazie ad un finanziamento della Regione.
Lo stiamo diffondendo gratuitamente presso le Farmacie, gli
studi dei Medici di base e le strutture dell'ASL 16. E' intitolato
"La Febbre Bottonosa", è impostato in un
linguaggio divulgativo con vari disegni chiarificatori; contiene
consigli utili e semplici da seguire. E' una pubblicazione
che informa e che spiega come evitare o uscire senza danni
dalla "febbre".
Ne esiste anche un'edizione più tecnica destinata agli
operatori, che sarà presentata al Convegno del 1°
marzo.
(
redatto a cura dell'Addetta all'URP - ASL 19, Silvia Donini)
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